Gli high frequency
trading (HFT), sono
meccanismi speculativi per alterare i mercati e gli scambi di borsa. In un
articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" del 28 gennaio 2012, dal
titolo: "Finanza spazzatura nell'indifferenza di tutti" Leonardo
Martinelli stigmatizza i comportamenti dei trader e l'indifferenza dei mass media: «È
incredibile come i media sprechino pagine e pagine (alcune sì, ma dopo
un certo limite diventa inutile esagerazione) sui soliti argomenti, dallo
sciopero dei taxi (ma quanti italiani prendono il taxi frequentemente? O quanti
lo prendono una sola volta in un anno?) alle
sciagurate vicende del comandante Schettino, con tutto il rispetto per le
vittime del Giglio. Ed è incredibile che di un argomento come la finanza
spazzatura, ovvero l'uso e l'abuso dei derivati,
queste misteriose (per i più) applicazioni matematiche al mondo degli
scambi azionari e obbligazionari, non importi niente a nessuno. Mi direte: "Ma cosa stai dicendo? Ma
chi se ne frega. E poi, chi ci capisce qualcosa: mica
è interessante". Sì, è tutto vero. Ma da quelle schifezze finanziarie dipendono almeno in parte
(spesso in grossa parte) tante disgrazie della vita corrente. Della vita vera. Tante manovre, manovrine e tasse di ogni
tipo. O perdite di un posto di lavoro che rovinano l'esistenza di una
famiglia. Sono problemi che dipendono proprio dall'abuso di tutti quegli
strumenti. Pochi giorni fa a Milano si è tenuto un convegno dal titolo
"Finanza: la serva padrona?", in cui si è parlato di tutto
questo. L'incontro, badate bene, è stato organizzato dall'Aiaf, l'Associazione italiana degli analisti finanziari.
Insomma, non dagli indignados. O da movimenti
anarchici transnazionali. Ma sono comunque venute
fuori cose terrificanti. Presi da Schettino (e pure dalla moglie), i media
italiani hanno ignorato l'iniziativa. Praticamente
l'unica eccezione è l'interessante articolo di Ugo Bertone
su Firstonline. Andrebbe letto periodicamente per non
dimenticare mai in che mani siamo. Per non dimenticare, ad esempio, che il 70%
dei volumi trattati dalle Borse Usa è controllato da una ristretta
minoranza di operatori, gli High Frequency
Traders (Hft). Questi
trattano titoli finanziari che tengono in mano in media 22
secondi: la speculazione all'ennesima potenza. Nell'articolo si spiega anche
come le quotazioni dei Cds, le polizze assicurative
sui titoli (anche quelli di Stato italiani), siano fissate nell'opacità
più assoluta: l'affidabilità del Paese in questione (Italia
compresa) diventa l'ultima preoccupazione. Sono derive che allontanano la finanza
dall'economia reale. Generando problemi anche per chi vive così lontano
da quel mondo. È un'ingiustizia. Ma tanto non gliene importa niente a
nessuno»; considerato che Ugo Bertone, in un
articolo pubblicato su "Firstonline" il 26
gennaio 2011, descrive i meccanismi speculativi: «Sotto i cieli della algo-finanza, un titolo
azionario resta in mano ad un trader in media 22 secondi. Una pioggia di
migliaia di micro-operazioni orchestate
da 15 banche d'affari controlla il 70 per cento del
volume di scambi della Borsa Usa. Il prezzo di un credit
default swaps è il risultato di scambi
privati, in busta chiusa, tra cinque intermediari che avvengono in piena opacità.
Senza alcuna rispondenza con i valori economici o con il rating di un Paese,
come dimostra il fatto che a pagella eguale possono
corrispondere valori di cds anche doppi (come
è avvenuto ad inizio estate tra Italia e Polonia). Il risultato? "La pressione sul debito sovrano - spiega Emilio
Girino, docente del Cuoa di Vicenza - è il
frutto dell'azione di speculatori pieni di cds ma che
non hanno in tasca un solo Btp". Per non parlare delle
agenzie di rating, libere di operare in una zona franca del diritto secondo
modelli approssimativi, se non arbitrari. Il tutto in una cornice da
grande casinò, sostanzialmente esente da controlli nonostante il
proliferare di regolatori e di regole pletoriche (la legge americana Dodd-Franck consta di 2.100 pagine). In numeri, il dominio
della finanza sull'economia reale si sintetizza così: 836mila miliardi
di dollari contro 58mila miliardi di Pil. Ma le azioni
o altri strumenti "tipici" sono ormai un'infima minoranza di quel che
compare sugli scaffali dei supermercati della finanza: nel 2009 l'83% del
mercato era composto da derivati, di cui l'87% erano
strumenti "over the counter"
sostanzialmente lontani da ogni controllo di sorta. Questo è molto altro
è emerso dal convegno "Finanza: la serva padrona?" organizzato
dall'Aiaf, l'associazione italiana degli analisti
finanziari. Atto d'accusa a 360 gradi sui vari aspetti della
deriva dei mercati finanziari negli anni della crisi. Anzi da ben prima
perché il "genio della finanza che è uscito dalla
bottiglia", immagine di Francesco Cesarini, è alla radice della
crisi. "Un tempo - commenta Salvatore Bragantini - si sosteneva che il salario era una variabile
indipendente dall'economia. Ora si pretende che la cosa valga per il
profitto del capitale. Non ha funzionato, non
funzionerà!". Ma a pagare il prezzo, per ora, è
l'economia reale, soprattutto quella di un Paese come l'Italia, potenza
manifatturiera dove la Borsa, che in termini di capitalizzazione vale un quinto
del Pil, non svolge più la funzione di canale di raccolta di capitale
per le imprese, soprattutto per le pmi: oltre il 90 %
degli scambi è concentrato sul paniere principale, l'Ftse/Mib, alle altre 170-180 spettano solo le briciole. Non
è certo la prima volta che la turbo-finanza finisce sul banco degli
imputati. Ma è probabilmente la prima volta che in Italia un'assemblea
di osservatori indipendenti di alto livello (Cesarini, Giacomo Vaciago, Bragantini, Donato Masciandaro, Michele Calzolari
oltre ad Emilio Girino, Antonio Maria Rinaldi,
Malcolm Duncam, Mario Bottazzi
ed Alfonso Scarano) prende
in esame i singoli aspetti di un processo degenerativo che ha ormai colpito
portafogli e l'immaginario collettivo, come dimostra l'attenzione di massa per
lo "spread" o altri simboli del disagio popolare. (...)
Prendiamo il caso degli HFT (High Frequency Trading)
che, sei anni dopo la loro comparsa, possono essere considerati i "padroni
sconosciuti" dei mercati finanziari. Ecco come li descrive Mario Bottazzi, già colonna dell'ufficio statistica della
vecchia Borsa italiana: "L'HFT è un
operatore ipertecnologico, capace di sfruttare per
sé il ritardo tecnico degli ordini immessi nel listino". Ritardo
per modo di dire, visto che il tempo di cui si parla si misura in nani secondi.
"La mia proposta di limitare ad almeno un secondo la
permanenza di un ordine - spiega Bragantini -
non è stata nemmeno presa in considerazione. Eppure
una Borsa che si consegna a questa logica tende inevitabilmente a concentrarsi
su pochi titoli liquidi, i maggiori per capitalizzazione, con conseguenze
rilevanti per la qualità del listino". Ma
a che serve tanta rapidità? "Il principio - continua Bottazzi - è che in questo nano secondo l'HFT deve riuscire ad ispezionare il book un istante prima
rispetto agli altri e prendere le decisioni conseguenti". All'apparenza una tecnica innocua, affidata alla decisione
"cieca" di programmi automatici. "Non è
così - è l'obiezione - la giustificazione etica del guadagno di
Borsa sta nel rischio assunto dall'investitore". Ma in questo caso il
rischio non c'è perché l'operazione si apre e si chiude, in
media, in 22 secondi. Ma come fa i soldi
l'HFT? "La tecnica più frequente è quella del market making. L'operatore si pone
come venditore o come compratore per una quantità minima, in modo da
assicurarsi l'esistenza di una controparte. Una volta che la proposta di
acquisto o vendita va a buon fine (e ci sono mercati privati che remunerano le
proposte per stimolare la liquidità) l'operazione viene
ripetuta enne volte. E, naturalmente, sarà incrociata in vendita o in
acquisto per un numero rilevante di volte di modo che il guadagno unitario
minimo verrà moltiplicato fino ad avere una
certa dimensione". Altre tecniche più complicate permettono all'HFT di "ripulire" il mercato e di posizionarsi
per vendere, a condizioni per loro migliori, partite di titoli a compratori
importanti, come un fondo di investimento il cui gestore, magari, non è
estraneo al gioco. Naturalmente un gioco spietato dove gli
HFT, non più di 15 i più grandi del mercato, cercano di
annullarsi a vicenda con tecniche di acciecamento (o snuffing) inondando i book di proposte per rallentare
l'azione del concorrenti. Il fenomeno è cresciuto in maniera
esponenziale dal 2007, grazie alla proliferazione delle piattaforme operative (oggi circa 150) in Europa. Il risultato? Pochi operatori di
High Frequency Traders, non
più del 3% della platea degli attori di Wall Street, controllano oltre il 70% dei volumi trattati
dalle Borse Usa. E l'Europa si sta avvicinando agli stessi livelli. "Gli
operatori HFT sono simili a grandi predatori, invisibili tra le erbe alte della
tecnologia millisecondo - si lascia andare Bottazzi -
ma non amano solo le grandi prede, semmai le piccole che messe assieme fanno volume: più formichieri che leopardi". Ma
formichieri dai mezzi illimitati: è in cantiere la posa di un cavo di
fibre ottiche sulle due rive dell'Atlantico dedicato esclusivamente a questa attività"»,
si chiede
di sapere: se il Governo sia a conoscenza dei ritmi ossessivi della algo-finanza, con un titolo azionario che resta in mano ad
un trader in media 22 secondi, sotto una pioggia
di migliaia di micro-operazioni orchestrate da 15
banche d'affari che controlla il 70 per cento del volume di scambi della Borsa
Usa, dove il prezzo di un credit default swaps (CDS) è il risultato di scambi
privati, in busta chiusa, tra cinque intermediari, scambi che avvengono in
piena opacità senza alcuna rispondenza con i valori economici o con ilrating di
un Paese, come dimostra il fatto che a pagella eguale possono corrispondere
valori di CDS anche doppi (come è avvenuto ad inizio estate tra Italia e
Polonia); se ritenga accettabile che a pagare il prezzo più alto sia
l'economia reale, soprattutto quella di un Paese come l'Italia, potenza
manifatturiera dove la Borsa, che in termini di capitalizzazione vale un quinto
del Pil, non svolge la funzione di canale di raccolta di capitale per le
imprese, soprattutto per le piccole e medie imprese, con oltre il 90 per cento
degli scambi concentrato sul paniere principale, l'Ftse/Mib,
mentre alle altre 170-180 spettano solo le briciole;
se sia al
corrente di tecniche sofisticate di market
making sui
mercati di borsa, dove l'operatore si pone come venditore o come compratore per
una quantità minima, in modo da assicurarsi l'esistenza di una
controparte e, una volta che la proposta di acquisto o vendita va a buon fine
(e ci sono mercati privati che remunerano le proposte per stimolare la
liquidità), l'operazione viene ripetuta tante volte, con ordini di
vendita o di acquisto tali da consentire un guadagno unitario moltiplicato per
volume di scambi e dimensioni; se sia al corrente di altre tecniche più
complicate che permettono all'HFT di "ripulire" il mercato e di
posizionarsi per vendere, a condizioni migliori, partite di titoli a compratori
importanti; se al Governo risulti che, a sei anni dalla loro comparsa, gli HFT
sono i veri e propri "padroni sconosciuti" dei mercati finanziari,
con licenza di sovvertire i corsi dei mercati per ricavare ingenti profitti, e
se risulti che tali tecniche raffinate per sovvertire i valori di mercati
coincidono con la fusione della borsa valori con la Ftse
di Londra; se risulti rispondente al vero che pochi operatori di HFT, grazie
alla proliferazione delle piattaforme operative, pari ad un numero di circa 150
in Europa, possono controllare oltre il 70 per cento del mercato;
quali misure
urgenti il Governo, in sintonia con i partners europei,
ritenga opportuno intraprendere per evitare che tali meccanismi oscuri,
inventati ed ideati dalla Goldman Sachs con intenti speculativi, possano
condizionare ed alterare i corsi dei mercati, anche per portare attacchi
diretti alla stessa sovranità degli Stati ed alla ricchezza delle
Nazioni.