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    Data pubblicazione: 28/06/2004
Il Senato Usa vota la censura alle foto dei soldati morti in Iraq
 
di Alberto Riva

Gli americani continueranno a non poter vedere su stampa e tv le fotografie dell’arrivo in patria delle bare dei soldati uccisi in Iraq. Nonostante lo scandalo delle centinaia di foto pubblicate in aprile sul sito www.thememoryhole.org, una vicenda che ha scosso la coscienza del paese, il Senato ha votato la settimana scorsa la conferma della censura sostenuta dall’amministrazione Bush.

La proposta di mettere fine alla censura era del senatore democratico del New Jersey Frank Lautenberg, che voleva inserirla in un emendamento al bilancio della difesa Usa per il 2005, bilancio che nel complesso è un pacchetto di spesa da 450 miliardi di dollari.
Secondo l’emendamento, il Pentagono avrebbe dovuto trovare una procedura per consentire ai media di riprendere l’arrivo delle bare senza violare il diritto delle famiglie alla privacy. Un diritto che peraltro le foto uscite di straforo qualche mese fa non hanno mai violato: si vedono solo file di bare anonime, tutte uguali e coperte dalla bandiera a stelle e strisce.

La proposta è stata bocciata dall’aula del Senato con 54 no contro 39 sì, compresi sette democratici che hanno votato con i repubblicani.
Nelle file repubblicane ha invece votato per la proposta il senatore John McCain, da tempo critico verso Bush tanto da essere stato considerato come possibile candidato vicepresidente del democratico John Kerry.
McCain, un conservatore dalle credenziali patriottiche e militari impeccabili avendo fatto cinque anni di prigionia durante la guerra del Vietnam, ha detto che “dobbiamo sapere che ci sono vittime in guerra”.

E’ invece passata l’idea, affermata dallo stesso presidente George W. Bush, che pubblicare le foto viola la privacy dei familiari degli uccisi. Il divieto di pubblicare fotografie delle bare non è in realtà un prodotto di questo presidente: a introdurlo era stata l’amministrazione di suo padre, al tempo della prima guerra del Golfo nel 1991. Tuttavia, il divieto – che durante l’amministrazione di Bill Clinton non è stato fatto rispettare in varie occasioni – è stato reiterato con forza nel marzo del 2003, all’inizio della guerra con l’Iraq, con una direttiva del Pentagono in base alla quale è vietato ai media “coprire l’arrivo o la partenza di personale militare deceduto”.

Dura la reazione di Lautenberg: “La maggioranza del Senato lavora per conto del presidente allo scopo di nascondere al popolo americano il vero costo di questa guerra”, ha commentato dopo il voto.
Una piccola preoccupazione in meno per George Bush, che a quattro mesi dalle elezioni si trova con il tasso di approvazione più basso della sua presidenza. Secondo un sondaggio congiunto New York Times / CBS News il 42 per cento degli americani approva il lavoro del presidente, la percentuale più bassa registrata dal gennaio 2001. E in un sondaggio della CBS il 40 per cento dice che gli Usa devono andarsene dall’Iraq appena possibile.

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