Al Ministro del lavoro,
della salute e delle politiche sociali
- Premesso che:
viviamo in una società che è portata a stabilire priorità e
valori in base alle mode più che sulla responsabilità e il buon senso, in cui
l'immagine ha una rilevanza tale da influire perfino sull'autostima dei
soggetti psicologicamente vulnerabili. In questo contesto,
l'aspetto e la forma fisica divengono imprescindibili per l'affermazione
personale, per la carriera, per le relazioni con l'altro sesso;
i dati SWG sono allarmanti: una donna su tre non è
soddisfatta del proprio aspetto fisico, il 36 per cento delle minorenni non si
piace, e la metà di queste attribuisce lo scontento al proprio seno; ma il 60
per cento delle donne intervistate (fra i 16 e i 45 anni) ha dichiarato di non
avere conoscenze sufficienti su impianti e protesi e non è informata sui reali
rischi che si possono correre se gli interventi non vengono eseguiti con le
dovute garanzie professionali e in ambienti congrui;
stime non ufficiali rilevano che nel nostro Paese, ogni
anno, circa 180 mila persone ricorrono a interventi "correttivi" non
suggeriti da reali esigenze mediche, ma a soli fini estetici, senza considerare
le ricadute fisiche e psicologiche che questi comportano;
le dichiarazioni di donne che hanno subito gravi danni
in conseguenza di interventi estetici, che in alcuni casi hanno rischiato
perfino la vita, impongono una seria riflessione;
molti genitori cedono alle richieste delle minorenni che
desiderano in dono un seno nuovo in buona fede con la convinzione che il
sacrificio economico possa offrire loro una opportunità in più per il futuro;
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non
ritenga opportuno:
avviare una campagna di informazione affinché chi decide di
far ricorso alla chirurgia estetica abbia la necessaria consapevolezza dei
rischi e delle implicazioni fisiche e psicologiche che tale decisione comporta;
far sottoscrivere agli specialisti di questo settore
della medicina un protocollo che li impegni a dissuadere con ogni mezzo a
disposizione le pazienti minorenni che desiderassero modificare ai soli fini
estetici il loro corpo e a spiegare il più chiaramente possibile ai genitori
come questi interventi potrebbero non avere effetti durevoli nel tempo e
provocare traumi e danni irreversibili;
che si debba superare il dato statistico e piuttosto che
ottenere la tracciabilità degli interventi, pur
assicurando la tutela della privacy, o imporre un divieto facilmente confuso
con una limitazione della libertà dell'individuo, non debba puntare a impedire
il far west della medicina estetica impedendo a operatori del settore
senza troppi scrupoli di esercitare una professione per la quale - in alcuni
casi - non hanno neppure i titoli.