Federmobilità, l'associazione che raggruppa i maggiori assessorati
ai trasporti italiani ha organizzato un workshop di
due giorni, 19 e 20 novembre il " Forum internazionale per lo sviluppo del
trasporto ferroviario delle merci" nella suggestiva cornice di Villa Lubin sede del Cnel che ha dato
il patrocinio alla manifestazione.
La due
giorni di lavori nasce
dall'esigenza di analizzare il complesso tema della modalità ferroviaria per lo
spostamento delle merci, attirando l'attenzione del Governo, enti locali,
istituzioni nazionali ed internazionali sulle prospettive di crescita e sulle
potenzialità del settore in Italia e in Europa, anche alla luce delle ultime
disposizioni un normative in materia e considerando anche la liberalizzazione
in atto nel settore.
La prima giornata è stata
aperta proprio da un convegno internazionale sulla liberalizzazione dei
Trasporti, nel corso della stessa e della successiva giornata si sono svolti
altri cinque seminari sull'intermodalità delle reti, la gestione delle
infrastrutture, lo sviluppo della co-modalità e le
esigenze del trasporto ferroviario delle merci a cui hanno partecipato non
soltanto esponenti del mondo imprenditoriale legato al settore ma anche diversi
rappresentanti del mondo politico tra i quali Alfredo
Peri, presidente di Federmobilità ed assessore ai
Trasporti della Regione Emilia Romagna, Luigi Grillo, presidente della
Commissione Lavori Pubblici del Senato, e Antonio Catricalà,
Presidente Antitrust.
Sin dai primi anni Novanta
l'Unione Europea ha avviato un ampio processo di riforma del settore
ferroviario, importante non solo dal punto di vista economico- sociale, ma
anche da quello della sostenibilità ambientale, con l'obiettivo di creare un
unico grande mercato ferroviario su scala europea.
Il primo ad essere
interessato dagli interventi comunitari è stato il trasporto ferroviario delle
merci, considerato indispensabile per il regolare funzionamento dell' economia europea e per favorire una maggiore coesione
tra i Paesi membri dell'Unione. In tale ambito la politica comunitaria ha
puntato sulla progressiva apertura dei mercati finanziari e sullo sviluppo dell' interoperabilità.
Le misure
legislative sotto il profilo della liberalizzazione sono state il cosiddetto
" primo pacchetto ferroviario ", adottato con una direttiova comunitaria del 2001 e recepito in Italia con il
Dlgs 188/2003, sostanzialmente diretto a garantire
l'accesso equo e non discriminatorio alle infrastrutture e a promuovere la
sicurezza secondo criteri di controllo comuni in ambito europeo; e il "secondo pacchetto ferroviario",
emanato nell' Aprile 2004 e recepito in ambito nazionale con il Dlgs 162/2007, che ha portato a compimento il quadro della
liberalizzazione dei servizi trasporto merci e ha istituito l'Agenzia
ferroviaria europea.
Il processo di
liberalizzazione ha evidenziato tuttavia una serie di problemi concreti in ordine alla
presenza di asimetrie tra i diversi gradi di apertura
dei mercati ferroviari tra i vari stati membri e alla necessità per le imprese
di trasporto ferroviario di gestire la riorganizzazione del settore, in termini
di adeguamento delle risorse umane, di ottimizzazione delle relazioni tra i
diversi operatori settoriali e di garanzia di elevati standard di sicurezza ed
efficienza del sistema.
L'Italia, partita in
ritardo rispetto agli altri paesi europei, dopo un periodo di
intensa produzione normativa che ha portato ad una discreta produzione
normativa attualmente registra una fase di stallo per quanto riguarda la
concessione delle licenze ed è necessario oltre che urgente per il nostro Paese
sostenere lo sviluppo del trasporto ferroviario delle merci che costituisce un
elemento di maggiore competitività dell' Italia nello scenario economico
europeo al fine di migliorare la situazione della mobilità, già oggi molto
difficile e che diventerà ingovernabile, in assenza di azioni concrete qualora
l'economia tornasse a marciare a livelli precedenti la crisi economica.
La
liberalizzazione del settore non è sufficiente
tuttavia a potenziare la capacità e accrescere la capacità del trasporto
ferroviario delle merci, in modo da migliorare i collegamenti con i mercati
centrali europei e favorire lo sviluppo economico delle regioni italiane,
soprattutto quelle centrali e meridionali. E' indispensabile pertanto la
costruzione di infrastrutture di linea ad alta
capacità ma anche la realizzazione di un sistema di interporti e centri
intermodali a servizio delle catene logistiche connesse al trasferimento delle
merci dalla produzione al consumo; solo in questo modo il nostro Paese pùò concretamente rivestire il ruolo geo
- politico che le compete, quello cioè di essere piattaforma logistica del
Mediterraneo. L'intermodalità diventa il presupposto per un sistema efficiente,
nella programmazione e gestione dei servizi; pianificare in un'
ottica intermodale, con percorsi principali su ferrovia, punti di
scambio ubicati in modo ottimale, percorsi iniziali e finali su strada finora è
stata un'opportunità, ora diventa una necessità rapportata a problemi connessi
ai costi di produzione, ambientali e di incidentalità.
"Occorre una rete di corridoi dedicata esclusivamente al trasporto merci
in un sistema intermodale integrato", questo è ciò che chiede Federmobilità, l'associazione che raggruppa i maggiori
assessorati ai Trasporti (Regioni, Province e Comuni), attraverso le parole del
suo presidente, nonchè assessore ai trasporti della
Regione Emilia Romagna Alfredo Peri, il quale ha voluto esprimere anche
considerazioni relative alle performance ambientali
del trasporto ferroviario delle merci, " l’emergenza ambientale impone una
forte riflessione sulle politiche fin qui adottate in tema di trasporto
ferroviario delle merci”, spiega Peri, "Federmobilità,
prima ancora che il tragico evento di Viareggio accendesse i riflettori sul
tema, aveva già pensato di dedicare allo stato dell’arte dell’offerta
ferroviaria per il trasporto delle merci e alle sue concrete prospettive di
sviluppo, due giorni di analisi e approfondimento.