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Al Presidente
del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e
della ricerca.
Per sapere -
premesso che:
sembra che sia intenzione del Governo e del Ministro interrogato attuare una
riforma scolastica volta in sostanza ad eliminare la geografia dalle materie di
studio;
la riforma che sta per essere varata penalizza fortemente una disciplina, già
tanto «mortificata» negli anni passati. La scomparsa in tutti gli istituti
professionali, in quasi tutti i tecnici e la drastica riduzione nei licei (dove
era ridotta per due ore settimanali solo nel primo biennio) pone dei seri
problemi per la formazione dei giovani, che sono sempre più estranei rispetto
al territorio dove vivono e spesso disconoscono quel che riguarda il resto del
mondo;
la geografia è scienza dell'umanizzazione del pianeta Terra e quindi dei
processi attivati dalle collettività nelle relazioni
con la natura,
processi che nel corso del tempo hanno trasformato l'ambiente e hanno «costruito»
il territorio nel quale oggi vive l'umanità;
la geografia è attenta al presente, che studia nelle varie articolazioni
spaziali e nei suoi aspetti demografici, socio-culturali ed economici;
la geografia non può prescindere dalla dimensione del tempo, poiché lo spazio
non è statico, cosa da cui essa trae la possibilità di leggere e interpretare
i fatti che proprio nel territorio hanno lasciato testimonianza;
fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo
consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il
loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando
al futuro;
la carenza o addirittura la completa assenza della geografia nella scuola
secondaria di secondo grado priva gli studenti di conoscenze indispensabili, fra
le quali quelle relative ai grandi problemi mondiali (ambientali,
socio-economici, geopolitici e culturali) legati alla globalizzazione. Di
particolare gravità risulta, inoltre, la carenza di conoscenze relative al
nostro Paese. Infatti, la geografia d'Italia si studia nella scuola primaria,
quando l'età non ne consente un'analisi più complessa (nella scuola secondaria
di primo grado si studiano l'Europa e il mondo);
si rilevano allo stato attuale della riforma l'assenza della geografia in gran
parte degli istituti tecnici e in tutti i professionali, nonché un preoccupante
ridimensionamento della stessa nel liceo scientifico, dove nel biennio la
geografia (a differenza degli altri licei) è associata alla storia con 99 ore
(tre ore settimanali tra storia e geografia). Si ritiene necessario il
ripristino delle 66 ore destinate autonomamente alla geografia, tenendo presente
che, a differenza di altre discipline di base, è del tutto assente nel
triennio. Un modulo di 66 ore nel biennio costituisce il tempo minimo per
consentire una formazione geografica basilare e indispensabile;
negli istituti tecnici (oltre che in quelli professionali) la situazione è
veramente anomala, giacché nella maggior parte degli indirizzi la geografia è
del tutto assente, con la pesante conseguenza di immettere in una società
complessa giovani che non sanno «orientarsi» tra le problematiche
socio-territoriali per individuare e/o progettare soluzioni idonee;
laddove l'insegnamento della geografia è presente, subisce un ridimensionamento
pesante, come accade in amministrazione, finanze e marketing, dove è
attivato solo nel primo biennio, mentre oggi e anche nella precedente versione
del testo della riforma (Ministro Moratti - liceo economico) era presente pure
nel secondo biennio. È, a giudizio dell'interrogante, un arretramento grave,
cui si dovrebbe porre rimedio prevedendo un triennio di approfondimento legato
in particolare alla geografia economica;
ad avviso dell'interrogante, risulta incomprensibile l'eliminazione della
geografia in logistica e trasporti; nei precedenti istituti tecnici nautici,
infatti, la geografia ha un ruolo significativo (geografia del mare e geografia
delle comunicazioni, del commercio e dei trasporti marittimi), che dovrebbe
assolutamente mantenere proprio perché indispensabile nella formazione di
specifiche professionalità;
anche in indirizzi impostati sull'ambiente e il territorio (come agricoltura e
sviluppo rurale e costruzioni, ambiente e territorio) manca l'insegnamento della
geografia, che proprio questi due concetti analizza e approfondisce);
le grandi sfide di oggi, e ancor più di domani (dalla globalizzazione ai
mutamenti climatici), trovano nella geografia i presupposti di base per una
conoscenza adeguata. I fenomeni migratori, i cambiamenti geopolitici e i confini
mutevoli (non solo politici, ma anche culturali, sociali, economici), lo
sviluppo sostenibile, le identità spaziali, le diversità culturali sono
altrettanti temi cruciali per la società di competenza geografica;
l'associazione
italiana insegnanti di geografia si è mobilitata, promuovendo un appello
insieme alle altre associazioni geografiche, nel tentativo di trovare una
soluzione adeguata che non mortifichi l'insegnamento della geografia;
detto appello ha riscosso un successo che va al di là delle stesse aspettative,
non avendo a disposizione grandi mezzi per comunicare. Nel giro di una settimana
hanno aderito circa 12.000 persone, tra cui molti rettori, presidi, giornalisti,
oltre che docenti e studenti, casalinghe e pensionati -:
se siano stati opportunamente valutati i danni, derivanti da tale riforma, al
bagaglio culturale degli studenti italiani;
se il Governo non intenda considerare la possibilità di una sostanziale
revisione del contenuto della riforma, orientata a garantire la giusta
importanza alla materia in questione.