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Interrogazioni Parlamentari |
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Data pubblicazione: 08/02/2010
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Codice Rif.: (4-06024)
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| Pakistan: proseguono le violazioni dei diritti umani contro i cristiani |
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| dell'On. Isabella Bertolini (PDL) |
Nuova pagina 4
Al Ministro
degli affari esteri.
Per sapere -
premesso che:
la Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata ed approvata anche
dall'Italia, all'articolo 18 afferma che: «Ogni individuo ha diritto alla
libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la
libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare,
isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione
o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e
nell'osservanza dei riti»;
nonostante si professi l'inviolabilità e la non negoziabilità dei diritti
umani, la libertà di professare liberamente la religione cristiana, purtroppo,
viene sempre più spesso minacciata in molti Paesi e i cristiani sono vittime di
violenze e persecuzioni;
episodi recenti hanno evidenziato copie persecuzioni nei confronti dei cristiani
avvengano quasi quotidianamente in Paesi come il Sudan o l'Egitto; la situazione
è molto grave anche in Pakistan, dove vivono
circa cinque milioni di cristiani, spesso vittime di
minacce, violenze, discriminazioni e soprusi;
in Pakistan, il 99 per cento delle ragazze cristiane, provenienti da famiglie
povere, lavorano come domestiche per ricchi musulmani, e sono spesso vittime di
abusi e violenze fisiche, sessuali e psicologiche; l'ultimo caso risale al 22
gennaio 2010: una giovane cristiana di 12 anni, Shazia Bashir, è stata
torturata, violentata e uccisa dal suo datore di lavoro, un ricco e potente
avvocato musulmano di lavorare;
negli ultimi mesi nel Paese è stata registrata una escalation negli
attacchi contro i cristiani e i loro luoghi di culto, perpetrati in nome di «presunte
profanazioni del Corano»: molti cristiani denunciano la scarsa attenzione degli
organi di informazione internazionali nei confronti della loro condizione;
il 22 aprile 2009 una banda di estremisti ha attaccato un gruppo di cristiani a
Tiasar, sobborgo di Karachi, bruciando case e ferendo in modo grave tre persone;
il 30 giugno, una folla di musulmani inferociti ha attaccato case dei cristiani
nel villaggio di Bahmani Wala: circa 100 abitazioni sono state danneggiate; gli
assalitori hanno anche rubato gioielli e contanti, distruggendo i mobili e altri
arredi; il primo luglio 2009 un giovane cristiano, Imram Masih, è stato
torturato a lungo da un gruppo di musulmani, poi è stato arrestato dalla
polizia per aver «bruciato il Corano»; il 30 luglio migliaia di musulmani a
Koriyan hanno messo a ferro e fuoco le proprietà dei cristiani, incendiando 51
abitazioni: a scatenare la follia dei musulmani, un presunto caso di blasfemia;
due giorni più tardi - il primo agosto - almeno 3 mila estremisti hanno
attaccato la comunità di Gojra, bruciando vive nove persone (tra cui due
bambini e tre donne), ferendone altre 19 e incendiando dozzine di case;
nel settembre 2009 Shahbaz Bhatti, Ministro federale per minoranze, di fede
cattolica, ha denunciato di essere da tempo vittima di pesanti minacce da parte
di estremisti islamici, per aver chiesto giustizia per le vittime di Gojra e per
il suo impegno parlamentare volto all'abolizione della controversa legge sulla
blasfemia;
l'11 settembre 2009 ci sono state nuove violenze a Sialkot, per un presunto caso
di blasfemia; i musulmani hanno attaccato la chiesa locale e alcuni edifici; un
20enne cristiano è stato arrestato e pochi giorni dopo è morto: per i
secondini si è suicidato, ma i segni di tortura presenti su tutto il corpo
indicano invece che le cause della morte sono state le violenze subite in cella;
i cristiani sono discriminati anche dal punto di vista sociale e professionale:
nel lavoro, negli affari e nelle cariche pubbliche; la Costituzione prevede che
i non musulmani «non possono assumere la carica di Presidente o di Primo
Ministro»; in alcuni casi non sono ammessi come giudici o avvocati nel corso di
processi; le ideologie promosse dagli estremisti e il fondamentalismo a sfondo
confessionale sono sostenuti inoltre da alcune frange del Governo e del
Parlamento, ma anche della magistratura, dell'esercito e delle forze
dell'ordine;
la legge sulla blasfemia punisce con l'ergastolo chi offende il Corano e prevede
la condanna a morte per chi insulta Maometto: dal 1996, anno in cui è entrata
in vigore, decine di cristiani sono stati uccisi per aver diffamato l'islam, 560
persone sono state accusate, 30 sono ancora in attesa di giudizio; molto spesso
la legge viene utilizzata per eliminare avversari e nemici; secondo i dati
forniti da Ncjp (Commissione nazionale di giustizia e pace della Chiesa
cattolica pakistana), che vanno dal 1986 all'agosto 2009, almeno 964 persone
sono state incriminate per aver profanato il Corano; ad oggi sono 32 gli omicidi
extra-giudiziali, perpetrati da folle di estremisti o singoli assassini, che il
più delle volte restano impuniti;
come ha recentemente sottolineato Peter Jacob, segretario esecutivo della Ncjp,
in Pakistan, l'unico Paese al mondo in cui vige una legge di questo tipo, è in
atto
un tentativo di creare uno «Stato islamico», in cui è negato il principio «dell'uguaglianza
fra i cittadini» sancito nel 1947 da Ali Jinnah, padre fondatore della nazione,
durante il discorso all'Assemblea nazionale;
padre Emanuel Mani, direttore della Ncjp, ha affermato che manca «un impegno
concreto del governo e del presidente Asif Ali Zardari» volto alla
cancellazione della norma sulla blasfemia, e «non sono nemmeno state fissate le
linee guida per arrivare al risultato»; il Parlamento non è emersa alcuna
proposta concreta per abrogare la norma, ma isolate iniziative di singoli
deputati, anche musulmani;
proprio adesso che in Europa si parla di costruzione di moschee e minareti, di
tutela della libertà religiosa per i musulmani residenti sul suolo dei nostri
Paesi europei, varrebbe la pena di ricordare e meditare seriamente su quanto
accade in molte parti del mondo a maggioranza islamica -:
quali iniziative intenda assumere al fine di farsi portavoce di una protesta per
quanto è accaduto e accade ogni giorno in Pakistan;
quali iniziative intenda adottare nei confronti del Governo pakistano affinché
cessino le violenze nei confronti dei cristiani e sia garantito a tutti il
diritto di vivere e manifestare liberamente il proprio credo;
se non ritenga utile promuovere, sostenere ed agevolare l'approvazione di un
documento ufficiale dell'assemblea generale dell'ONU, nel quale si chieda il
rispetto dei diritti individuali e la garanzia della dignità umana per i fedeli
cristiani in tutti i Paesi del mondo;
se non ritenga necessario attivarsi presso l'Unione europea perché non si
limiti a condannare le violenze contro i cristiani in Pakistan, ma si adoperi
affinché la legge sulla blasfemia, che, ad avviso dell'interrogante, altro non
è se non un pretesto per colpire le minoranze religiose nel Paese, venga
abolita, nonché ponga in essere iniziative adeguate nei confronti dei Paesi nei
quali la libertà religiosa non è rispettata.
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