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    Data pubblicazione: 14/04/2010     Codice Rif.: (4-06771)
Sardegna, i fari della discordia: contenzioso tra Regione e Ministero della difesa
 
dell'on. Mauro Pili (Pdl)

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i rapporti con le regioni, al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:


l'articolo 14 dello Statuto speciale per la Sardegna legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 1948, n. 58 dispone:
1) la regione, nell'ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo;
2) i beni e diritti connessi a servizi di competenza statale ed a monopoli fiscali restano allo Stato, finché duri tale condizione. I beni immobili situati nella regione, che non sono di proprietà di alcuno, spettano al patrimonio della regione;
la Corte costituzionale con sentenza n. 383 del 1991, in merito al ricorso proposto da altra regione a statuto speciale, la regione Valle d'Aosta, aveva sostenuto l'automatico passaggio dei beni alla stessa regione anche in virtù del seguente esplicito riferimento alla regione Sardegna: «Del resto l'articolo 14 dello statuto speciale per la Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) mentre stabilisce, al primo comma, che la regione, nell'ambito del suo territorio, succede allo Stato nei beni demaniali e, al secondo comma, che restano allo Stato i beni e diritti connessi a servizi di competenza statale, da rilievo alla sopravvenienza, in quanto prevede che la detta causa di esclusione possa cessare, con l'effetto in tal caso che la successione si realizza, in un momento posteriore all'entrata in vigore dello statuto»;
la Corte costituzionale nella stessa sentenza, per il bene militare le cui funzioni di difesa erano venute meno proprio dall'intenzione dello Stato di vendere il compendio, disponeva: «Va dunque dichiarato che non spetta allo Stato porre in vendita a privati, con l'impugnato avviso d'asta, l'immobile in questione, appartenendo questo al demanio della regione Valle d'Aosta»;
le disposizioni contenute nei primi due commi dell'articolo 14 dello statuto della regione Sardegna di rango costituzionale dispongono che la regione succeda, nell'ambito del suo territorio, nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare, regola generale esplicitata nel primo comma;
il secondo comma del citato articolo 14 introduce un'eccezione: la successione non avviene e i beni restano di proprietà dello Stato quando sono utilizzati (connessi) per servizi di pertinenza statale;
l'eccezione, però, ha un limite ben preciso: l'utilizzazione deve essere attuale, di guisa che se tale utilizzo viene a cessare cade il presupposto della medesima eccezione ed i beni non più utilizzati ricadono nella regola generale e seguono la sorte degli altri beni statali e, cioè, la loro proprietà è trasferita «ope legis» alla regione;
la chiara e univoca statuizione dell'articolo 14, secondo cui «i diritti patrimoniali connessi a servizi di competenza statale restano allo Stato "finché duri tale condizione"» non può dare luogo a dubbi interpretativi;
la congiunzione temporale «finché» attribuisce, infatti, un sicuro valore dinamico allo norma. Nel senso che transitano nel patrimonio regionale non solo i beni che, alla data di entrata in vigore dello statuto speciale, non erano più connessi a servizi statali, ma anche quelli la cui connessione sia venuta meno successivamente;
l'applicazione di tale disposto si rileva nella nota n. 2/20680/10-1-20-20/89 dell'aprile 1989, quando l'allora Ministro della difesa, Zanone, comunicava al presidente della regione di aver impartito disposizioni agli organi tecnici della difesa, per l'avvio della procedura prevista per la cessione all'Amministrazione finanziaria dei beni demaniali non più necessari alle Forze armate;
il significato proprio dato dal legislatore alla norma porta sicuramente a dare rilievo alla sopravvenienza e, cioè, al sopravvenuto venir meno della connessione del bene con il servizio statale;
tale sopravvenienza rappresenta il limite all'eccezione di cui al secondo comma dell'articolo 14 e fa, quindi, rivivere la regola generale della successione della regione Sardegna nella proprietà dei beni dello Stato;
la cessazione della connessione dei beni immobili ai fini statali, come dispone la richiamata sentenza della Corte costituzionale, si è verificata proprio nel momento in cui l'amministrazione dello Stato ha posto in vendita o attivato forme di concessione e comodato a soggetti privati o pubblici del bene stesso;
con riferimento alla regione Sardegna non esiste nessuna disposizione normativa che possa configurarsi come ostativa al trasferimento dei beni statali alla regione stessa, quando la «dismissione» avvenga in data successiva all'entrata in vigore dello statuto sardo;
il Consiglio di Stato in sede consultiva con il parere della terza sezione del 12 febbraio 1985, n. 158, ha espresso formale parere su richiesta del Ministero della difesa proprio sull'applicazione dello statuto sardo;
l'organo consultivo in quel parere, - in estrema sintesi - si è pronunziato nel senso che l'articolo 14, secondo comma, dello statuto sardo stabilisce che i beni immobili connessi a servizi di competenza statale restano allo Stato soltanto finché duri tale condizione, riconoscendo, così, allo Stato la funzione di uso e non anche di disposizione degli immobili stessi;
con una nota stampa del Ministero della difesa il sottosegretario delegato relativamente all'utilizzo delle strutture costiere dei fari dislocati nel territorio della regione Sardegna il 7 aprile 2010 ha dichiarato: «i Fari (riferito a quelli sardi) ormai funzionano automaticamente e non hanno più bisogno di personale che li attivi o li mantenga, favorendo l'utilizzo delle suddette strutture al fine di promuovere attività turistico ricettive che oltre a favorire l'economia dei comuni interessati giovano al dicastero che con le relative entrate può migliorare e ristrutturare altri siti di interesse in Sardegna. Per realizzare tale progetto - spiega il sottosegretario alla difesa - i Comuni sono indispensabili perché devono individuare una destinazione d'uso delle strutture pertinenti i fari e sembrano ben disposti a procedere in tale direzione ricavando un vantaggio che, consentendo alla difesa di continuare l'utilizzo dell'installazione, dia però l'opportunità di valorizzarne una parte»;
con tale dichiarazione sono state di fatto preannunciate azioni lesive delle prerogative disciplinate dallo statuto speciale della regione Sardegna;
in particolar modo sono cinque i punti delle dichiarazioni rese attraverso la nota del Ministero della difesa che ad avviso dell'interrogante rischiano di porsi in contrasto con le norme di rango costituzionale che disciplinano l'automatica cessione del patrimonio dello Stato alla regione una volta accertata la cessazione della preminente funzione statale:
1) «i fari ormai funzionano automaticamente e non hanno più bisogno di personale che li attivi o li mantenga»
2)«favorendo l'utilizzo delle suddette strutture al fine di promuovere attività turistico ricettive»;
3) «oltre a favorire l'economia dei comuni interessati giovano al dicastero che con le relative entrate»;
4) «può migliorare e ristrutturare altri siti di interesse in Sardegna»;
5) «i comuni sono indispensabili perché devono individuare una destinazione d'uso delle strutture pertinenti i fari»;
con l'affermazione «i Fari ormai funzionano automaticamente e non hanno più bisogno di personale che li attivi o li mantenga...» si dichiara esplicitamente che il Ministero della difesa non svolge più nessuna funzione di gestione della struttura e che la funzione di difesa è di fatto cessata;
con l'affermazione «... favorendo l'utilizzo delle suddette strutture al fine di promuovere attività turistico ricettive...» si dichiara ancora più esplicitamente la cessazione dell'attività di difesa e, soprattutto, si avanza un'ipotesi di nuovo utilizzo che invade palesemente, la sfera di competenza costituzionalmente riconosciuta della regione Sardegna;
con l'affermazione «oltre a favorire l'economia dei comuni interessati giovano al dicastero che con le relative entrate...» si afferma sostanzialmente che tali siti sarebbero funzionali non alla difesa ma a generare entrate a favore del ministero costituendo di fatto un presupposto del tutto illegittimo e infondato dell'utilizzo dei beni non più funzionali allo Stato ricadenti nel territorio della regione Sardegna;

con l'affermazione «può migliorare e ristrutturare altri siti di interesse in Sardegna» si manifesta la volontà di persistere nella gestione del patrimonio di fatto della regione Sardegna per perseguire scopi diversi da quelli della difesa;
con l'affermazione «i comuni sono indispensabili perché devono individuare una destinazione d'uso delle strutture pertinenti i fari», si conferma la modifica della destinazione d'uso e quindi la cessazione evidente e dichiarata della funzione della difesa e dall'altra si individua un interlocutore, il comune, in contrasto con il dettato statutario che individua la regione come unico soggetto destinatario di questo patrimonio che potrà, a sua volta e con autonoma decisione, decidere di trasferirlo ai comuni o ad altri soggetti pubblici o privati;
la regione Sardegna ha dichiarato, per quanto riguarda il faro di Punta Scorno, nel comune di Portotorres, di essere la legittima proprietaria sin dal 1994 quando l'Agenzia del demanio l'avrebbe trasferito alla regione che lo ha iscritto nel conto patrimoniale con il numero identificativo 2133;
il Ministero con ulteriore nota ha dichiarato di essere proprietaria dell'immobile ribadendo che se non fosse intervenuto un accordo lo avrebbe tenuto nel proprio conto patrimoniale -:
se non ritenga di dover formalmente dichiarare l'effettiva proprietà di quel bene e qualora fosse ancora iscritto nei beni dello Stato provvedere, anche alla luce delle dichiarazioni sopra riportate, all'immediato trasferimento del bene alta regione;
se non ritenga necessario, con urgenza, comunicare l'elenco di tutti quei beni immobili la cui funzione della difesa è cessata, ricadenti nel territorio della regione autonoma della Sardegna e non ancora iscritti negli elenchi delle cessioni;
se non ritenga opportuno, insieme ai casi già noti, quello del faro di Punta Scorno e di Capo Mannu in Sardegna, dove per esplicita comunicazione ai sindaci dei rispettivi comuni è stata di fatto dichiarata dal Ministero la cessata funzione della difesa per quei beni immobili, fornire un puntuale elenco di tutti quei beni ricadenti nel territorio della Sardegna non ancora transitati dal patrimonio dello Stato a quello della regione nonostante la cessata funzione originaria, oggetto di iniziative analoghe a quelle intraprese per i predetti casi;
se non ritenga opportuno comunicare formalmente a tutti gli enti locali interessati che il Ministero della difesa è incompetente a gestire la riconversione delle predette strutture e che la richiesta di parere formulata dal Ministero medesimo ai comuni è formalmente annullata per incompetenza del Ministero stesso;
se non ritenga necessario avviare un'urgente e puntuale ricognizione dei beni ancora in capo alla Difesa, e che non hanno più alcuna funzione connessa con quelle originarie, per procedere ad una rapida cessione degli stessi alla regione autonoma della Sardegna in base ai dettati dello Statuto autonomo della Sardegna, articolo 14, che si rammenta essere legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 1948, n. 58;
se il Ministro dell'economia e delle finanze non ritenga di dover procedere con propria comunicazione a tutti i soggetti in particolar modo all'Agenzia del demanio, che dispongono del patrimonio statale a rammentare la piena vigenza dell'articolo 14 dello statuto della regione autonoma della Sardegna:
se il Governo sia a conoscenza della realizzazione di una struttura alberghiera nel faro Capo spartivento nel comune di Domus De Maria località Chia;
se la disponibilità di quella struttura sia in capo allo Stato e se eventualmente con quali atti sia stato assegnato;
se lo Stato ha percepito introiti a qualsiasi titolo per quella struttura;

se non intenda procedere eventualmente all'assegnazione degli stessi alla regione Sardegna e a regolarizzare la stessa proprietà del bene ai sensi dell'articolo 14 dello statuto della regione Sardegna.
(4-06771)

 

 


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