Al
Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro
dell'interno, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dal settimanale L'Espresso del 17 giugno
2010, risulta che il Corpo forestale teme non si sia risolto lo scandalo emerso
due anni fa e denunciato dalla stessa testata su una colossale centrale del
vino adulterato, che da oscure cantine della Puglia finiva in bottiglie dai
marchi insospettabili;
dopo quanto emerso a Massafra (Taranto), alla fine di febbraio 2010, gli
ispettori del Corpo hanno fatto una nuova scoperta in due aziende di Casoli e Perano (Chieti) dove
sono state trovate vasche con quasi un milione e mezzo di litri destinati ad
essere venduti come vino da tavola. Dalle prime analisi è risultata
l'adulterazione e ora sono in corso le controverifiche di laboratorio;
gli inquirenti presumono che agisca sempre la stessa banda di sofisticatori;
un video mostra come veniva «confezionato» quel cosiddetto vino: un brodame
verdastro esce dai silos che dovrebbero contenere vino. Dentro si trovano
fertilizzanti, prodotti ogm, acido cloridrico,
solforico e fosforico, glicerina, lieviti, solfati di vario genere. Questo è il
prodotto della Enoagri
export e della VMC: la base di quel liquido è acqua, concimi e acidi. Il video
si conclude con un agente che rovescia a terra gli acidi che al contatto con
l'aria vanno in ebollizione. Dentro quelle vasche ci sono «prodotti vinosi del
tutto differenti dal prodotto alimentare vino», ottenuti «mediante pratiche
enologiche illecite», scrive il procuratore: di uve, infatti, non c'è traccia,
«in realtà mai o solo in infima parte utilizzate». Ma dei 70 milioni di litri
partiti da lì, ne sono stati «certamente individuati» solo 16. Gli altri è
probabile che siano finiti sulle nostre tavole;
secondo l'atto d'accusa, la banda avrebbe goduto di protezioni nel municipio di
Massafra dove sono inspiegabilmente spariti i documenti di trasporto dal
registro delle convalide della Tirrena vini, la terza azienda sotto accusa che
aveva sede sempre nello stesso stabilimento delle altre due. Gli ispettori
scrivono che «il fascicolo è stato intenzionalmente sottratto o occultato
presso il comando della Polizia municipale». Ma proprio la documentazione
sparita e gli accertamenti fanno
temere che siano ben più di 70 milioni i
litri partiti dalla centrale di adulterazione -:
se e quali accertamenti siano stati disposti dopo lo scandalo emerso due anni
fa;
quali misure si intendano adottare per accertare dove siano finite le decine di
milioni di litri adulteri;
quali azioni si intendano promuovere per accertare la dimensione del fenomeno.