Forse
Johann Gutenberg non aveva fatto i conti, circa cinquecento anni fa, con l’idea
di doversi difendere da un concorrente che probabilmente rivoluzionerà
il mondo, come lo fece lui con l’invenzione del torchio da stampa: l’e-book. L’idea
di poter leggere delle pagine senza sfogliarle, di poter avere nello stesso
momento diversi libri e poterli leggere anche contemporaneamente, interagire
con loro corredandoli di una colonna sonora personalizzata o di un particolare
colore delle pagine non è più un sogno, si chiama e-book.
La tecnologia ha fatto e sta facendo passi da gigante, come lo hanno dimostrato alcuni
esperti intervenuti al dibattito organizzato da Key4biz presso la Sala della
Mercede della Camera dei Deputati. Risparmiare sulle spese di
creazione, di produzione e distribuzione, annullare gli errori di stampa, il
problema degli spazi per la conservazione è ormai possibile grazie al passaggio
dalla carta al bit e alla dematerializzazione del libro stesso, come ricorda il
professor Enrico Meduni, docente dell’Università di Roma Tre. I vecchi
scaffali delle librerie, noti per avere una disponibilità di spazi limitata nel
tempo, verranno soppiantati da memorie virtuali che si
fanno di giorno in giorno sempre più estese. Non ci si dovrà più sentire in
colpa per aver chiesto al commesso un libro sconosciuto che probabilmente giace
nelle mensole più impolverate delle librerie perché ci sarà Google che
probabilmente avrà pensato bene di scanzionarlo.
È
certo che una rivoluzione di tale portata, come tutte le rivoluzioni, non trova
piena adesione da parte della popolazione. I più tradizionalisti sentiranno la
mancanza del fragore delle pagine sfogliate, del profumo del libro appena
stampato, del fiore ritrovato dopo anni di abbandono
tra i libri della biblioteca di casa. Sicuramente chi
abbraccerà la novità, alcuni consapevolmente e altri meno, saranno i giovani.
Ma non solo. Già tra i lettori “scientifici e
professionali”, questa nuova tecnologia ha trovato terreno fertile; un po’
grazie alle università e agli enti di ricerca che, sulla scia della Standford University, hanno iniziato a creare network di talenti in
grado di poter liberalizzare i saperi ed abbattere le barriere delle royalties.
Quel che è certo è che l’e-book creerà un nuovo tipo di sapere, e soprattutto
un nuovo modo di fruire del sapere, abbatterà quei limiti che il libro tutt’ora presenta e, come è successo ormai qualche anno fa
con la musica, metterà in discussione i principi dell’editoria stessa.
La
presenza della consulente per l’editoria digitale dell’Associazione Italiana Editori, Cristina Mussinelli, ha aiutato ad analizzare
meglio l’utilizzo di internet da parte della popolazione italiana: il 55% degli
italiani ne fa un uso discreto, mentre solo il 34% lo fa in maniera assidua.
Indagando in modo più dettagliato si possono delineare
cinque grandi gruppi di utenti delle nuove tecnologie in genere: tre di questi
usano le nuove scoperte in modo limitato mentre i restanti due gruppi si
possono dividere in eclettici (usano tutti i tipi di sistemi tecnologici senza
alcun problema) o technofan (possiedono un prodotto tecnologico solo per moda e
non per interesse). La fascia giovanile, quella cioè
compresa tra i 20 e i 34 anni, sono i più interessati alle ultime uscite sul
mercato e incentivano lo sviluppo delle cosiddette “keitai novel”, ossia
romanzi pubblicati prima in versione digitale e, solo in caso di buona
riuscita, stampati su supporto cartaceo.
La
spinta alla digitalizzazione del mercato editoriale è
partita dalle piccole case editrici che hanno dovuto scontrarsi con le grandi
aziende, resistenti alle novità e disincentivate dalla legislazione europea in
materia di IVA applicata agli e-book, ferma al 20%. Key4bitz ha lanciato, a
questo proposito, una campagna nazionale per l’abbassamento dell’IVA al 4% che ha trovato il pieno
appoggio del senatore Vincenzo Vita, presente al dibattito. La confusione tra
mezzo e messaggio, la mancata presa di coscienza della rivoluzione culturale in
atto, la non curanza della politica nei confronti dell’e-book e delle nuove
tecnologie possono portare a non sfruttare a pieno la chance che ci viene data dalle nuove scoperte: l’alfabetizzazione può
essere incentivata con un clic di mouse, perché allora non investirci più
energie? Perché non rivedere la legge sul diritto
d’autore magari attualizzandola con i nuovi indici di gradimento e di consumo?
Sicuramente il decreto Bondi sull’equo compenso non ha aiutato il percorso
della digitalizzazione della cultura, come ricorda Guido Scorza, Presidente
dell’Istituto delle Politiche dell’Innovazione. La
strada dell’e-book, soprattutto in Italia, è in salita per colpa del
legislatore.
Piccoli
passi avanti, invece, sono stati fatti nel campo dell’editoria scolastica.
Grazie a Adiconsum, rappresentata per l’occasione dal Presidente Nazionale Pier
Pietro Giordano, si sta percorrendo la strada della digitalizzazione dei libri di testo in modo da abbattere i costi per le famiglie, che
ogni anno devo andare in contro ad ingenti ed inderogabili spese, e migliorare
l’apprendimento degli studenti italiani. Molti problemi permangono, come quello
della mancanza di copertura delle fibre ottiche sul
territorio nazionale; troppi interessi contrapposti, mancanza di competitività
e poca chiarezza nella gestione delle infrastrutture rallentano lo sviluppo
della velocità di trasmissione dati.
La
domanda di digitalizzazione trainerà l’offerta di mercato, i
pagamenti non avverranno più in dollari, tipici del sistema analogico,
ma in centesimi. Verranno, quindi, abbattuti i prezzi
e aumentati i canali di fruizione della cultura. Basti pensare al fenomeno
delle televisioni in banda larga. L’esempio di Google tv sta facendo scuola alle nuovi emittenti che si affacciano sul web. La pubblicità
si dovrà quindi adeguare, diventando qualitativa e non più quantitativa. Gianni
Celata, docente di economia dell’informazione e della
comunicazione presso l’Università di Roma La Sapienza, ha voluto ricordare come
la televisione, riadattata alle nuove tecnologie, tornerà a farla da padrone
nei salotti delle famiglie italiane. Sicuramente non sarà il digitale terrestre
la tecnologia del futuro, come spiega l’ex ministro delle Comunicazioni, Paolo
Gentiloni, ma,
comunque, la politica dovrà proseguire sulla strada della proliferazione dei
canali e dell’incoraggiamento alla competizione tra le major garantendo una
migliore offerta televisiva e mantenendo in vita il sistema pubblico.
La
rete ha tutte le carte per poter incentivare la
democratizzazione e la proliferazione dei saperi a livello globale, devono,
però, essere tutelati il diritto alla privacy e la neutralità mettendo fine al
regime di copyright, inimmaginabile ai tempi di Gutenberg.