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    Data pubblicazione: 27/07/2010     Codice Rif.: (4-08152)
Incentivare la produzione di munizionamenti non tossici per la caccia nella zone umide
 
Dell' On Ermete Realacci (Pd)

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
è obbligo di legge l'utilizzo di pallini senza piombo per la caccia nelle zone umide da parte di titolari di concessione per l'attività venatoria;
l'Italia ha infatti aderito ad uno specifico accordo internazionale, con la legge 6 febbraio 2006, n. 66, «Adesione della Repubblica Italiana all'Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell'Africa - EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L'Aja il 15 agosto 1996», che prescrive il divieto di utilizzare l'uso dei «pallini» di piombo nelle «zone umide»;
il piombo dei comuni pallini da caccia, quando manca il bersaglio, finisce infatti nei cicli biologici inquinando l'ambiente ed intossicando gli animali. La sindrome da intossicazione da piombo si chiama saturnismo e può colpire anche gli esseri umani;
gli uccelli usano tenere nel gozzo alcuni sassolini e spesso pallini di piombo dispersi dai cacciatori: li usano per «masticare» il cibo prima di avviarlo allo stomaco. Nello stomaco il piombo incontra

un ambiente molto acido e passa in soluzione sotto forma di sali solubili. Bastano tre piombini ingeriti al posto dei sassolini per avvelenare molte specie di avifauna e facilmente entrare quindi nella catena alimentare umana, se commestibili;
la problematica è stata oggetto di un precedente atto di sindacato ispettivo, il n. 4-03303, al quale il Sottosegretario Menia, dopo quella che appare una parafrasi descrittiva del problema presentato dall'interrogazione, così risponde: «[...] Al momento, in Europa, l'impiego del piombo per le munizioni è stato vietato in ogni forma di caccia in Norvegia, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, mentre in altri stati analoghe misure sono state adottate in ambiti locali. Anche in Italia è auspicabile un rapido superamento dell'uso di piombo nelle munizioni da caccia sull'intera superficie nazionale. Sul mercato internazionale esistono già numerose valide alternative al piombo, alcune delle quali, peraltro, risultano caratterizzate da costi paragonabili a quelli delle cartucce tradizionali. L'abbassamento dei costi in genere si verifica in relazione all'incremento della domanda e alla conseguente espansione del prodotto sul mercato: in paesi come la Danimarca, dove le munizioni contenenti piombo non possono essere utilizzate dal 1993, quelle in acciaio sono calate fortemente di prezzo, divenendo competitive anche sotto l'aspetto economico»;
la sopraccitata risposta non fornisce una soluzione alla questione sollevata dagli interroganti nella precedente interrogazione a risposta scritta -:
quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato per dare effettività all'accordo sottoscritto dall'Italia sul totale divieto di utilizzo di pallini di piombo nella zone umide a tutela dall'ambiente, della salute della fauna e dell'uomo;
se non si ritenga opportuno assumere iniziative per incentivare economicamente la produzione di munizionamenti non tossici, di cui le aziende italiane sono produttrici leader nel mondo.

 


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