Al Ministro della
giustizia, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per
sapere - premesso che:
il 27 novembre 2009 è stato riaperto il Museo di antropologia
criminale «Cesare Lombroso» dell'università di
Torino;
presso lo stesso museo crani e altre sezioni del corpo
di centinaia di «briganti» meridionali (mescolati con quelli di criminali e
malati di mente), giacciono in una sorta di «fossa comune» e sono esposti in quell'occasione in grande evidenza;
tra i pochissimi resti identificabili, ci sono quelli di Giuseppe Villella, presunto «brigante» nato a Motta
Santa Lucia - provincia di Catanzaro - nel 1803 e morto in carcere a Pavia nel
1872;
le più recenti e aggiornate ricerche storiografiche testimoniano ormai
definitivamente la natura politica del cosiddetto «brigantaggio» post-unitario,
fenomeno vasto, articolato e tutt'altro che
inquadrabile in un contesto di ordinaria delinquenza o di follia criminale (v. la Guida alle
fonti per la storia del brigantaggio postunitario
conservate negli Archivi di Stato, a cura del Ministero per i beni e le
attività culturali, ufficio centrale per i beni archivistici);
il «brigantaggio» fu un fenomeno drammatico con conseguenze pesantissime ai
danni delle popolazioni meridionali ed in particolare calabresi e lucane con
episodi intollerabili di violenza che arrivarono fino alla decapitazione
sistematica della nostra gente da parte delle truppe piemontesi (Fondo
Brigantaggio, Archivio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, Busta 60);
le teorie di Cesare Lombroso, molto spesso legate
alle origini dello stesso razzismo nazista, hanno rivelato tutta la loro
inattendibilità scientifica;
lo stesso Lombroso fu per diversi anni medico al
seguito delle truppe piemontesi (circa 120.000 unità) impegnate nella
sanguinosa repressione del «brigantaggio» nelle Calabrie
e nel resto dell'ex Regno delle Due Sicilie;
in maniera del tutto immotivata dal punto di vista scientifico, Cesare Lombroso fece di Giuseppe Villella
il simbolo della sua folle teoria sulle «fossette occipitali» e, quindi, il
simbolo di tutta la delinquenza calabrese e meridionale contribuendo in maniera
nefasta alla creazione di preconcetti razzisti (e mai del tutto cancellati) nei
confronti della nostra gente giudicata «geneticamente inferiore» o «pericolosa»;
a 150 anni dall'unificazione italiana ed in vista di celebrazioni che, secondo
i pareri più diffusi, ormai, dovrebbero essere finalizzate alla ricostruzione
di una memoria storica nazionale finalmente condivisa, si ritiene doveroso
richiedere la restituzione dei resti di Giuseppe Villella;
la restituzione dei resti di Giuseppe Villella
avrebbe un profondo valore simbolico come gesto di vera riconciliazione
nazionale, segno della sempre più necessaria ricostruzione della verità storica
e dell'attesa restituzione di giustizia e dignità nei confronti di Giuseppe Villella, dei suoi eredi, dell'intera cittadinanza di
Motta Santa Lucia, simbolo, infine, del riscatto di tutte
le popolazioni calabresi e meridionali;
la giunta comunale del comune di Motta Santa Lucia,
presieduta dal sindaco, avvocato Amedeo Colacino, ha
deliberato, dandone delega allo stesso sindaco, di proporre alle istituzioni
interessate la restituzione dei resti del concittadino Giuseppe Villella, conservati presso il museo di antropologia
criminale «Cesare Lombroso»
dell'università di Torino, inviando copia del presente atto deliberativo al
Ministro della giustizia (competente per i musei criminologici),
al direttore del museo criminologico di Torino
«Cesare Lombroso» e, per conoscenza, al Ministro per
i beni e le attività culturali, al presidente della regione Calabria, al
presidente della provincia di Catanzaro -:
se e quali iniziative di competenza si intendano
assumere al fine di procedere ad una rapida restituzione dei miseri resti del
«brigante» Giuseppe Villella alla famiglia e alla sua
città;
se e quali iniziative di competenza si intendano assumere al fine di procedere
ad una rapida restituzione, di tutti i resti identificati, meridionali e non,
alle rispettive famiglie e città per ottenere degna, cristiana e civile
sepoltura.