Al
Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
martedì 20 luglio 2010, Valerio Federico, membro del Comitato nazionale Radicali
italiani, e Sergio Besi, iscritto all'associazione
Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,
hanno visitato il carcere di Varese insieme a Giangiacomo
Longoni, consigliere regionale della Lega Nord;
militanti e dirigenti radicali stanno promuovendo in Lombardia visite ispettive
nelle carceri per monitorare le condizioni di vita dei detenuti e il rispetto
della legalità;
all'esito della visita ispettiva Valerio Federico e Sergio Besi
hanno rilasciato il seguente comunicato che si riporta qui di seguito in
versione integrale: «La visita al carcere di Varese è stata
caratterizzata dalla peculiarità di trovarsi di fronte ad un carcere fantasma,
formalmente «dismesso». Risale
infatti al 2001 la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale
dell'atto di dismissione della struttura penitenziaria varesina, ma da allora
della nuova struttura che avrebbe dovuto essere realizzata al suo posto non vi
è traccia, se non in fiumi di articoli di giornale e dichiarazioni di politici
(nel 2004 il ministro Castelli annunciava la costruzione, nel tempo record di 5
anni, di una nuova struttura con la formula del leasing). Nel decreto
ministeriale 30 gennaio 2001,
in attuazione del comma 34
dell'articolo 145 della legge finanziaria 2001, si legge che la casa
circondariale di Varese e altri 20 istituti penitenziari sono stati «dismessi» in quanto «strutturalmente non idonei alla
funzione». Ad oggi, come confermato dal direttore Mongelli,
non pare essere stato individuato nemmeno il sito del nuovo carcere, e nel
vecchio, ufficialmente «dismesso», non si può che
operare in condizioni di illegalità a scapito di
agenti, operatori e detenuti. Il paradosso di questa empasse
burocratica tipicamente italiana è ben rappresentato dalla prima
immagine che il visitatore si trova di fronte all'ingresso, un muro di cinta
decrepito e dichiarato formalmente inagibile (e quindi messo in sicurezza con
tanto di ponteggi) ma che è destinato a restare tale in quanto alle carceri dismesse non vengono assegnati fondi per l'effettuazione di
lavori straordinari e/o di adeguamento alle nuove prescrizioni vigenti in
materia di edilizia penitenziaria. Le torrette di controllo sono a loro volta inagibili e quindi non utilizzate dagli agenti.
A questo riguardo ci chiediamo se sono mai state
necessarie nel garantire la sicurezza visto che da tempo se ne fa
tranquillamente a meno. Il carcere versa nel complesso in condizioni
leggermente migliori rispetto ad altri Istituti della Lombardia
ma questo non può consolare, l'illegalità è patente. Le celle, di
8/10 metri quadri, escluso il bagno e compreso lo spazio occupato dai letti a
castello, non garantiscono, nei numerosi casi di presenza di 3 detenuti, i 3 metri quadrati
(calpestabili) fissati dalla Corte europea per i diritti dell'Uomo, figuriamoci
i 7mq per ogni detenuto stabiliti dal Comitato europeo
per la prevenzione della tortura. Il bagno è correttamente separato dal resto
della cella da parete e porta, ha un WC alla turca e un lavandino. Le celle
sono disposte in un unico corpo con struttura a ballatoio: il piano terra ha 14
celle, il primo e il secondo piano 15 celle ciascuno. I due
piani superiori sono serviti da stretti ballatoi (basta il carrello del cibo
per ostruirli interamente). Il problema del sovraffollamento pur costituendo un
ulteriore elemento di illegalità è meno
drammatico che in passato: la capienza regolamentare corrisponde a 53 posti,
quella massima tollerata è di 90, quella effettiva registrata oggi è di 107
detenuti, un valore tra i più bassi registrati negli ultimi 10 anni ma comunque
doppio rispetto a quello regolamentare. L'unico spazio fruibile per il
passeggio è un piccolo campo di calcetto completamente asfaltato e in gran
parte esposto al sole (attrezzato anche per basket e ping-pong). Il rapporto
tra agenti effettivi e detenuti (60/107) è quindi oggi accettabile se
raffrontato a quello degli altri Istituti di detenzione regionali e nazionali.
Il periodo che i detenuti possono trascorrere fuori dalle
celle è in linea con gli standard indicati dal Comitato Europeo per la prevenzione
della tortura (che prevedono un minimo di 8 ore al giorno) e buona è anche
l'offerta di corsi di formazione offerti ai detenuti. Si segnala a tal
proposito anche un qualificante corso di saldatura, al termine del quale i
detenuti hanno realizzato la griglia di protezione della rampa interna delle scale. Un dato estremamente
negativo è invece quello relativo al numero di detenuti che lavorano
all'interno del carcere (solo una decina) che dimostra come la rieducazione del
detenuto prevista dal nostro ordinamento non è perseguita. Lo strumento
principale a questo scopo, il lavoro, non è utilizzato. La vetusta struttura
(risale al 1886) è il principale ostacolo all'opportunità lavorativa per il
detenuto. Desta forte preoccupazione l'elevato numero di detenuti
tossicodipendenti o alcoldipendenti, ben 43 su 107,
risultato di leggi criminogene che equiparano di fatto dei tossicodipendenti a pericolosi spacciatori. Come era lecito attendersi vista l'impossibilità di
apportare ampliamenti o modifiche agli edifici, come rilevato in passato, gli
spazi dedicati alla socialità sono insufficienti (e vengono utilizzati
all'occorrenza anche per altri scopi, esempio per i colloqui), anche se è da
segnalare l'assegnazione e l'allestimento di un piccolissimo locale ad uso
palestra. Novità in chiaroscuro a livello sanitario: certamente positiva l'introduzione di una assistenza odontoiatrica nel
carcere, apparentemente invece insufficiente la possibilità per i detenuti di
accedere a cure specialistiche in tempi ragionevoli (fatta eccezione per quelle
garantite ai detenuti tossicodipendenti e psichiatrici). È stato consegnato al
direttore della struttura un questionario predisposto dai Radicali del Gruppo
Carceri e Giustizia di Milano» -:
se il Governo abbia acquisito informazioni in merito alle gravi disfunzioni
segnalate presso il carcere di Varese;
come mai, pur essendo stato ufficialmente dismesso
perché strutturalmente non idoneo alla funzione, il carcere di Varese continui
ad essere attivo;
se nel «piano carceri» rientri la costruzione del nuovo istituto preannunciato
dall'ex Ministro Castelli nel lontano 2004;
se non ritenga necessario adottare misure urgenti volte a rimuovere le
disfunzioni segnalate e le carenze presenti
nell'istituto di pena in esame, per garantire ai detenuti del carcere di
Varese, nonché agli agenti di polizia penitenziaria, il rispetto delle
condizioni minime di vivibilità della struttura, il rispetto pieno degli standard
di sicurezza e funzionalità al fine di garantire l'adeguatezza della struttura
alle proprie finalità costituzionali.