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    Data pubblicazione: 27/07/2010     Codice Rif.: (4-08147)
Edilizia scolastica: aggiornare l'anagrafe degli edifici e ovviare ai ritardi per la messa in sicurezza
 
Dell' On Elisabetta Zamparutti (Pd) ed altri

 Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in un articolo di Lucia Venturi pubblicato su www.greenreport.it il 22 luglio 2010, si legge che il patrimonio di edilizia scolastica del nostro paese e costituito da circa 42.000 edifici, di cui 22.858 immobili (oltre il 50 per cento) si trovano in zona sismica. Si tratta di un'anagrafe ancora incompleta, come sottolinea la Corte dei conti nella sua relazione sul «Programma di messa in sicurezza degli edifici scolastici ai sensi dell'articolo 80, comma 21, della legge n. 289/2002», nonostante la sua realizzazione fosse già prevista dall'ormai lontano 1996;
dalla legge del 2002 discende il piano straordinario per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche, con particolare riguardo a quelle ubicate in zone a rischio sismico, incluso a sua volta nel programma delle infrastrutture strategiche della legge obiettivo. Tale piano, redatto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con quello dell'istruzione, e su indicazione da parte delle regioni degli edifici a più alto rischio sismico, è stato approvato dal Cipe nel 2004 e prevede un fabbisogno complessivo prioritario di 4 miliardi di euro relativo a 22.258 edifici scolastici;
del programma sono stati, in seguito, approvati dal Cipe due successivi stralci (nel 2004 e nel 2006) e le risorse necessarie sono state assegnate (e in qualche caso anche tolte) con le successive leggi finanziarie;
il Cipe, con delibera n. 114 del 2008, ha previsto, per la prosecuzione del piano straordinario, l'accantonamento di una quota di tre milioni di euro, per quindici anni, a valere sul contributo di 60 milioni di euro, a decorrere dal 2009 e una quota di 7,5 milioni di euro, per quindici anni, a valere sul contributo di 150 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2010;
dall'indagine della Corte dei conti sullo stato di avanzamento del primo e del secondo programma stralcio di attuazione del piano straordinario, si rileva che, al 31 dicembre 2009, dei 1593 interventi programmati ne risultano attivati 1219 (77 per cento) e non avviati 374 (23 per cento). I contratti di mutuo stipulati sono 971 (61 per cento), mentre i lavori risultano aggiudicati o affidati per 463 interventi (29 per cento). Riguardo in particolare al primo programma stralcio, solo 137 interventi risultano ultimati, e 39 del secondo;
«La programmazione delle opere - si legge nel rapporto - negativamente influenzata da mancanza di pianificazione e da progettazione di base carente, ha spesso inseguito solo le disponibilità finanziarie piuttosto che le reali esigenze degli edifici scolastici»;
l'anagrafe non è ancora operante, anzi, è in continuo divenire, dal momento che tuttora le regioni e gli enti locali possono aggiungere, modificare, cancellare le informazioni richieste; manca, pertanto, un vero piano delle priorità cui assegnare le risorse per avviare gli aggiornamenti strutturali e la messa in sicurezza;
è necessario, inoltre, sottolineare che gran parte della nostra edilizia scolastica, oltre alla localizzazione in aree caratterizzate da rischio, soffre anche di diffusi e gravi problemi in relazione allo stato di conservazione delle strutture e sotto il profilo dell'agibilità e dell'igienicità. Per non parlare dei servizi mancanti;

la relazione si sofferma anche sulla normativa emanata per la messa in sicurezza degli edifici pubblici, dal 1996 ad oggi, e delinea un quadro di competenze e di procedure quanto mai complesso e con soluzioni diverse per l'attuazione degli interventi, alcuni dei quali ritenuti di particolare urgenza. Ad esempio, sull'esigenza di definire l'effettiva entità dei finanziamenti e dare organicità e stabilità nel tempo al loro trasferimento, per uscire dalla logica dell'emergenza o dell'occasionalità ed entrare invece in quella della programmazione;
viene, infine, segnalato il problema dell'incoerenza tra la programmazione nazionale e locale: i vincoli imposti, a livello locale, dal patto di stabilità limitano la capacità degli enti (almeno di quelli che dimostrano capacità di realizzazione) di investire e contrarre i mutui per la realizzazione delle opere, tanto che si impedisce di rispettare il cronoprogramma stabilito. Un sistema contraddittorio con norme che dispongono, da una parte, finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole e, dall'altra, impediscono agli enti locali investimenti per mettere in atto le norme;
ad interrogazione a risposta scritta n. 4-06929 presentata dall' onorevole Elisabetta Zamparutti il 27 aprile 2010 - in cui si domandavano informazioni relative al censimento dell'edilizia scolastica, alle misure di garanzia della massima trasparenza nella gestione delle risorse, alla messa in sicurezza degli edifici scolastici e le ragioni per cui nel decreto-legge «milleproroghe» sia stato inserito un ulteriore rinvio del termine per l'erogazione dei 300 milioni previsti dalla legge finanziaria nel 2010 per il programma straordinario per l'edilizia scolastica - non è ancora seguita risposta -:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno, di concerto con le regioni, aggiornare e ultimare tempestivamente l'anagrafe relativa all'edilizia scolastica;
se non ritengano opportuno operare al fine di ovviare ai ritardi burocratici che impediscono di giungere a soluzioni concrete per la messa in sicurezza degli edifici scolastici a rischio, non solo di quanti ubicati in zone sismiche ma anche di quelli che presentino uno stato di deperimento, di inagibilità e di mancanza di igiene;
se intendano adottare iniziative per una regolamentazione organica della materia, al fine di superare la logica, quanto mai inutile e rischiosa, dell'emergenza;
per quali ragioni, ad oggi, siano ancora da attivare ben 374 interventi, considerato il danno irreparabile che tali mancanze, frutto dell'incapacità di programmazione, potrebbero provocare e se i Ministri interrogati intendano attivare le soluzioni adeguate per porvi immediato rimedio.

 


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