Al Ministro degli
affari esteri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare. - Per sapere - premesso che:
il Financial Times
ha rivelato, il 24 luglio 2010, che la casa petrolifera britannica BP comincerà
un'attività di ricerca petrolifera al largo della Libia, nel golfo della Sirte,
già «nelle prossime settimane». Indiscrezione confermata
dal portavoce del gruppo David Nicholas.
L'accordo tra Tripoli e Bp
vale 900 milioni di dollari ed è stato siglato nel 2007. La profondità prevista
per il pozzo è di 1.700
metri. Ovvero 200 metri più in basso
della piattaforma Deepwater Horizon, al largo della Louisiana. La notizia è
stata ripresa il giorno successivo da molti organi di stampa italiani fra cui Il
Sole24 ore e La
Repubblica;
la nuova trivellazione prevista dalla British Petroleum è
particolarmente critica, perché si dovrebbe effettuare a grandi profondità,
sembra la più profonda al mondo, e questo è un elemento di ulteriore
insicurezza in caso di incidente;
esattamente dieci giorni fa, Janez Potocnik, commissario europeo all'ambiente, ha annunciato
che Bruxelles stringerà i controlli sulle esplorazioni petrolifere offshore.
E il suo collega all'energia, Gunther
Oettinger, gli ha fatto subito eco, suggerendo ai
Governi europei di seguire l'esempio della Norvegia e di istituire una
moratoria sulle perforazioni in mare, almeno fin quando non saranno chiarite le
cause del disastro nel golfo del Messico;
sempre dieci giorni fa, Shokri Ghanem,
capo della National Oil Corporation libica, ha chiesto alla British Petroleum di accelerare
le previste attività di perforazione nel golfo della Sirte. «Noi non
sospendiamo nulla - ha detto Ghanem a un'agenzia di stampa - e buona parte delle trivellazioni
saranno proprio in acque profonde»;
la Convenzione
di Espoo del 1991 ha stabilito le regole e princìpi di collaborazione tra gli Stati sugli impatti
ambientali transnazionali, ma la
Libia, al 20 maggio del 2010, non l'ha ancora ratificata. Ma è altrettanto vero che la Libia ha firmato, invece, la Convenzione di
Barcellona sulla protezione del Mediterraneo;
ogni Stato ha la sua sovranità, ma ha anche il diritto di verificare che le
scelte di uno non danneggino tutti gli altri. È evidente che la tecnologia
esistente non è in grado di garantire il controllo degli eventi, soprattutto a
quelle profondità. Se quello che è successo nel golfo del Messico avvenisse nel
Mediterraneo, gli effetti sarebbero esponenzialmente più devastanti;
questo perché il sistema delle correnti marine nel Mediterraneo è molto
complesso, ma in generale si può dire che le correnti
di profondità si muovono verso l'Atlantico, mentre quelle più superficiali si
dirigono verso oriente. Siccome il petrolio è più leggero dell'acqua e viene a
galla, a meno che non venga bombardato di solventi
come sta facendo la Bp in Louisiana, un eventuale incidente
in Libia colpirebbe prima di tutto le coste di Israele, del Libano o della
Turchia. Ma a confronto con gli oceani, il
Mediterraneo è una pozzanghera. Una perdita di petrolio a grandi profondità
avrebbe effetti nefasti dovunque, inclusa la Sicilia o la Sardegna;
è altrettanto importante sottolineare che proprio in
seguito all'incidente nel golfo del Messico, il Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare ha da poco promosso l'introduzione nel codice
ambientale, del divieto a trivellare a meno di cinque miglia dalle coste, che
salgono a dodici miglia nel caso delle aree marine protette, ovviamente per i
permessi alla trivellazione ancora da concedere. Il che, come sanno bene al
Ministero, non risolve i potenziali problemi;
il Mediterraneo, bacino di estrema fragilità
biologica, ma anche di straordinaria ricchezza di biodiversità, è
quotidianamente minacciato dall'eccessiva antropizzazione, dalla
cementificazione delle coste, dalla pesca, soprattutto, dall'inquinamento. Il
trasporto marittimo di petrolio greggio e l'aumento dell'attività estrattiva rappresentano uno dei principali e più preoccupanti rischi
per il Mare Nostrum, sia per il forte rischio di incidente, con
conseguente sversamento di prodotti oleosi e
inquinanti in mare. Il Mar Mediterraneo, inoltre, conta già la più alta
percentuale di catrame pelagico al mondo pari a 38 milligrammi per metro cubo;
per ottenere dal colonnello Gheddafi il nulla osta
alla trivellazione nel golfo della Sirte, sembrerebbe che la British
Petroleum abbia fatto pressioni sul
Governo britannico perché favorisse il rilascio del terrorista libico Abdel al-Megrahi, condannato
all'ergastolo nel 2001 per la strage di Lockerbie e
detenuto in Scozia. Megrahi che poi è stato liberato il 20 agosto del 2009 per le sue gravi
condizioni di salute. A tal proposito, il Senato americano
ha convocato l'amministratore delegato di Bp, Tony Hayward, per chiedere
chiarimenti sulla vicenda -:
se non intendano immediatamente promuovere, sia per la posizione geografica sia
per la politica che il nostro Paese svolge nel bacino del Mediterraneo,
un'azione internazionale di tutela del bacino del Mediterraneo presso il
Governo Libico affinché si fermi l'avvio di questa nuova trivellazione,
particolarmente critica sia perché si dovrebbe effettuare a grandi profondità,
elemento di ulteriore insicurezza, sia perché, in caso di incidente in un mare
chiuso e con un ricambio lentissimo, avrebbe come conseguenza una sciagura
senza eguali.