Al Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti. - Per sapere - premesso
che:
la manovra economica comporterà la riduzione dei corrispettivi per la fornitura
dei servizi di trasporto pubblico locale (TPL) (ferroviario, filoferrotranviario e su gomma) derivanti dall'ex Fondo
Nazionale Trasporti e successiva rivalutazioni e
integrazioni, trasferiti alle regioni, per un ammontare variabile tra il 30 ed
il 50 per cento;
sul lato delle tariffe, poiché i contributi coprono circa i 2/3 dei costi per
la fornitura dei servizi di TPL, per mantenere invariati gli attuali livelli di
servizio le tariffe potrebbero dover subire incrementi dal 60 al 100 per cento;
le conseguenze sul traffico dei centri urbani e
sull'inquinamento ambientale derivanti dal maggiore ricorso al mezzo privato a
causa della riduzione dei servizi di trasporto pubblico o dall'aumento delle
tariffe, hanno ricadute in termini di maggiori costi sanitari, ambientali e la
realizzazione di opere stradali;
le tariffe per l'utilizzo dei trasporti pubblici possono subire un incremento
anche del 100 per cento, mentre l'adeguamento previsto per gli utilizzatori del
mezzo privato consiste nell'aumento delle tariffe autostradali in misura
limitata di due millesimi a chilometro, e ciò ha un effetto devastante nel già
precario equilibrio tra utilizzo del mezzo privato e l'utilizzo, certamente più
virtuoso e meno inquinante, del mezzo pubblico;
le conseguenze in termini di costi sociali, derivanti dal grave disequilibrio
economico in cui cadrebbero le società di gestione dei servizi di trasporto
pubblico, in gran parte private, incluso le Ferrovie dello Stato, di cui il
Ministero è azionista, sono gravi;
c'è una contraddizione con quanto stabilito nel decreto-legge 29 novembre 2008,
n. 185, ove, «per assicurare i necessari servizi di trasporto pubblico al fine
della stipula dei nuovi contratti di servizio con Trenitalia
S.p.A.» era stata autorizzata una spesa di 480 milioni di euro per gli anni
2009, 2010 e 2011, adeguando finalmente, dopo molti anni, l'ammontare degli
stanziamenti pubblici ex Fondo Nazionale Trasporti;
c'è contraddizione con gli obiettivi di risparmio della spesa ove, con la legge
n. 33 del 2009, sia stato imposto alle regioni di affidare i contratti di
servizio per il trasporto ferroviario locale alla società Trenitalia
S.p.A., soggetto monopolista di cui F.S. è azionista, pena la perdita dei finanziamenti del
decreto-legge n. 185, quando detti contratti di servizio si sarebbero potuti
affidare mediante gare ad evidenza pubblica europea, conseguendo risparmi
economici nonché miglioramento della qualità dei servizi;
stante la durata minima dei contratti di anni 6 imposta dalla legge n. 33 del
2009, la prosecuzione di detti contratti per i tre anni successivi al 2011,
vista la diminuzione dei trasferimenti statali alle regioni per il trasporto
locale, diventa difficile;
i costi di esercizio del trasporto pubblico, ed in particolare di quello ferroviario,
potrebbero essere notevolmente inferiori semplicemente mediante la revisione
delle norme che ne regolano l'esercizio, con benefici sulla velocità
commerciale e quindi maggiore soddisfazione da parte dell'utenza;
l'elenco delle opere infrastrutturali «essenziali,
necessarie e connesse» legate all'EXPO 2015 è pari a 25 miliardi di euro, con
un costo medio di 1.200 euro a visitatore, di cui 2/3 comunque italiani, e che
tra queste opere ve ne siano molte di dubbia utilità, quali non meglio
precisate «vie d'acqua e vie di terra», nonché altre che, benché siano da
realizzarsi con finanziamenti pubblici, tecnicamente non potranno essere
completate per il 2015 a
causa dei tempi tecnici di realizzazione -:
se siano state valutate dal Ministro le conseguenze che potranno derivare a
seguito della citata iniziativa normativa sul lato delle tariffe, in quanto,
poiché i contributi coprono circa i 2/3 dei costi per la fornitura dei servizi
di TPL, per mantenere invariati gli attuali livelli di servizio le tariffe potrebbero
dover subire incrementi dal 60 al 100 per cento, con inammissibili
ripercussioni economiche, considerato anche il difficile momento economico, su
anche quanti usufruiscono dei trasporti pubblici, in particolare i pendolari e
le loro famiglie;
se siano state valutate dal Ministro le conseguenze che si potranno avere sul
traffico dei centri urbani e sull'inquinamento ambientale derivanti dal
maggiore ricorso al mezzo privato a causa della riduzione dei servizi di
trasporto pubblico o dall'aumento delle tariffe, nonché le conseguenti ricadute
in termini di maggiori costi sanitari, ambientali e la realizzazione di opere
stradali;
se siano state valutate dal Ministro le conseguenze in
termini di costi sociali, derivanti dal grave disequilibrio economico in cui
cadrebbero le società di gestione dei servizi di trasporto pubblico, in gran
parte private, incluso le Ferrovie dello Stato, di cui il Suo Ministero è unico
azionista;
come sarà possibile, stante la durata minima dei contratti di anni 6 imposta
dalla legge n. 33 del 2009, la prosecuzione di detti contratti per i tre anni
successivi al 2011, vista la diminuzione crei trasferimenti statali alle
regioni per il trasporto locale;
se il Ministro sia a conoscenza del fatto che i costi di esercizio del trasporto
pubblico, ed in particolare di quello ferroviario, potrebbero essere
notevolmente inferiori semplicemente mediante la revisione delle norme che ne
regolano l'esercizio, con benefici sulla velocità commerciale e quindi maggiore
soddisfazione da parte dell'utenza;
se il Ministro sia a conoscenza del fatto che l'elenco delle opere infrastrutturali «essenziali, necessarie e connesse» legate
all'EXPO 2015 sia pari a 25 miliardi di euro, con un costo medio di 1.200 euro
a visitatore di cui 2/3 comunque italiani, e che tra queste opere ve ne siano
molte di dubbia utilità, quali non meglio precisate «vie d'acqua e vie di
terra», nonché altre che, benché siano da realizzarsi con finanziamenti
pubblici, tecnicamente non potranno essere completate per il 2015 a causa dei tempi
tecnici di realizzazione, e se non ritenga opportuno effettuare una verifica
della effettiva utilità di tali opere, selezionando solamente quelle
strettamente necessarie e inserite in un apposito piano regionale della
mobilità.