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    Data pubblicazione: 27/01/2012     Codice Rif.: (5-06024)
La tragedia della Concordia e l'emergere di un vuoto legislativo in materia di navigazione
Come sanzionare i comportamenti illeciti che si avvicendano nei nostri mari?
 
On. Aldo Di Biagio e On. Daniele Toto (FlI)

La tragedia della nave Concordia, fiore all'occhiello della società armatoriale Costa sta rivelando in queste ore un retroscena complesso che arricchisce di particolari, presunte negligenze e poca chiarezza la ricostruzione di uno degli incidenti navali più drammatici degli ultimi anni; gli inquirenti hanno evidenziato responsabilità in capo al comandante della nave, oltre che specifiche irregolarità nella gestione della rotta navale, vistosamente deviata in prossimità dell'isola del Giglio nell'arcipelago toscano, soltanto al fine di apportare suggestione ai turisti; le dinamiche, al momento ricostruite dagli inquirenti, che hanno condotto al disastro del Giglio stanno rivelando una disdicevole prassi tra le grandi navi - segnatamente quelle passeggeri - di bypassare talune norme operative finalizzate alla sicurezza della navigazione a vantaggio della coreografia e degli effetti scenici, usati a mo' di spot finalizzato ad attrarre il maggior numero di clienti; malgrado i buoni propositi in materia di disciplina della navigazione evidenziati dalle autorità e dalle istituzioni e la dichiarata denuncia del comportamento del comandante della Concordia, navi passeggeri che si avvicinano alla costa, segnatamente in zone strategiche e complesse sotto il profilo naturalistico, rappresentano purtroppo una prassi;
lo stesso comportamento della capitaneria di porto di Livorno sembrerebbe rivelare, a giudizio degli interroganti, una presumibile superficialità nella gestione del comportamento a rischio della nave Concordia, la cui manovra «avventurosa» non risulterebbe essere stata ammonita a tempo debito, così come prevede la normativa al riguardo;
in data 23 gennaio 2012 il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha evidenziato la volontà di intervenire sulla questione messa in luce dalla tragedia del Concordia, segnatamente sul fronte della praticabilità e sicurezza delle rotte, auspicando un provvedimento di natura interministeriale tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e quello dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; come è noto, la tragedia e le superficialità che l'hanno determinata sono state oggetto anche di una forte attenzione internazionale, soprattutto in Europa, che ha fatto sorgere molteplici interrogativi in tema di gestione delle rotte di navigazione e affidabilità della normativa vigente;
ai sensi del regolamento della Commissione (UE) n. 1286/2011 recante adozione di una metodologia comune d'indagine sui sinistri e sugli incidenti marittimi a norma dell'articolo 5, paragrafo 4, della direttiva 2009/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio «applicando all'inchiesta la metodologia comune e un approccio obiettivo e sistematico, l'organo inquirente dovrebbe trovarsi nelle migliori condizioni per trarre insegnamenti da ogni incidente e migliorare così la sicurezza marittima»; in data 21 gennaio 2012 il vice presidente della Commissione europea e commissario ai trasporti ha evidenziato come la normativa in materia di sicurezza sulle navi passeggeri debba tener presente «qualsiasi lezione si possa imparare dalla tragedia del Concordia» ribadendo che «la sfida è assicurare che le regole sulla sicurezza delle navi passeggeri siano assolutamente al passo con le ultime tecnologie e progettazioni in un settore che cambia in continuazione»; la tragedia del Concordia può rappresentare un'occasione per fare doverosi bilanci sulla normativa attualmente in vigore nel nostro Paese in materia di trasporti navali e per procedere ad una rettifica delle stesse;
la roboanza mediatica legata all'evento tragico sta creando una certa confusione nell'opinione pubblica intorno ai pericoli della navigazione e alla presunta incompetenza che si celerebbe dietro manovre, come l'inchino, che sono state dichiaratamente considerate prassi consolidata e tacitamente elogiata anche dalle istituzioni. Tale immagine rischia di creare una certa diffidenza della società civile nei confronti del mondo della navigazione e segnatamente di quella passeggeri con rischi inevitabili anche sotto il profilo turistico tale da rendere impellente un intervento del Ministero competente finalizzato a dare chiarezza sotto il profilo sia normativo che dell'informazione -: quali iniziative di competenza si intendano disporre, anche di concerto con l'Unione europea per intervenire sul vuoto normativo attualmente esistente in materia di navigazione e per sanzionare i comportamenti illeciti e a rischio sicurezza che si avvicendano nei nostri mari.

 


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