Home Intrattenimento L’insostenibile malìa delle sirene di Alberta Ferretti

L’insostenibile malìa delle sirene di Alberta Ferretti

Ha un’allure soavemente neoclassica la vestale di Alberta Ferretti. Per l’estate 2024 la stilista romagnola meglio nota come ‘madame chiffon’ firma una collezione suggestiva per una casta diva nata nel segno dell’insostenibile leggerezza dei veli, un tripudio di georgette, chiffon, voile, organza, sangallo che sono un inno a una femminilità eterea e assolutamente ammaliante. Il corpo è una struttura delicata da adorare e maneggiare con cura e intorno a esso la romantica designer drappeggia e avvolge costruendo silhouette verticalizzate come non mai che definiscono linee svettanti e languidamente sinuose che fluttuano intorno alle gambe.

Per il mattino più urbano la stilista mette in riga le sue proseliti celebrando il trionfo del barré in una crestomazia di capi molto desierabili in cotoni freschissimi. Lo chemisier acquista una nuova forma allungandosi fino ai piedi e pieghe certosine impreziosiscono i più lineari abiti del daywear immacolato, contrassegnato dall’uso dovizioso dei tessuti camiceria più lievi un po’ mannish ,mentre per il beachwear sensuali bikini di tricot iridescente si alternano a gilet di foggia maschile e a mini a pieghe piatte color miele. Il core della griffe è però la cerimonia, il cocktail e l’eveningwear: lo ha confermato il red carpet di Venezia 80 e lo ribadisce anche la parte notturna di questa avvincente collezione che pare un’odissea pagana. Sembra di vedere materializzarsi Nausicaa e la dea Calipso fra innocenza e vereconda spudoratezza nel cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco di Milano, location prescelta per il défilé in un dualismo fra antico e moderno, fra l’energia della metropoli e i fasti aulici della corte di Ludovico il Moro.

In questa nobile cornice la Ferretti racconta il suo mondo rarefatto di pepli impalpabili e di seduzione reticente in un trionfo di abiti solcati da eleganti reticoli e da intagli o drappeggiati ad arte come in una scultura di Thorwaldsen o Canova: qui i sofisticati panneggi sono talora trattenuti da anelli, talatra sono sospesi per un incantesimo sartoriale sulle curve di queste muse callipigie capitanate dalla magnifica Irina Shaik che sul fare del crepuscolo si aggira in un giardino vestita solo di lucide trame a canestro in charmeuse bicolore mentre candide liane di seta partono dal punto vita per volteggiare intorno a gambe da gru.

E’ il new sexy visto da Alberta Ferretti: catene intrecciate aprono oblò e segnano scollature, mentre coulisse e tiranti consentono di adattare le forme sul corpo, di scoprirlo in modo più o meno deciso, lasciando in vista lembi di pelle. Come chiosa la stilista citando Paul Klee “disegnare è come portare a spasso una linea”: c’è intelligenza, sensibilità e amore per il bello in questa collezione che una volta di più, affidandosi allo charme di una palette raffinatissima e sapientemente orchestrata fra l’ocra e il rosso pompeiano, fra il rosa nude e il cipria più tenue plasma l’epitome di una femminilità classicista che esalta la semplice complessità della natura femminile in tutto il suo misterioso divenire rasentando la perfezione. Superlativo.