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SKAM Italia: Nicole Rossi protagonista della sesta stagione, ma la mancanza dei vecchi personaggi si fa sentire

SKAM Italia: Nicole Rossi protagonista della sesta stagione, ma la mancanza dei vecchi personaggi si fa sentire - ilvaporetto.com

La sesta stagione di SKAM Italia: il nuovo capitolo con Nicole Rossi al centro

La sesta stagione di SKAM Italia riparte dai personaggi introdotti nella quinta, quella incentrata su Elia (Francesco Centorame), per passare il testimone ad Asia (Nicole Rossi), al centro di questo nuovo capitolo. Quello di Asia è il primo personaggio creato interamente ad hoc per l’edizione italiana, assente nel format originale norvegese (Elia, nella quinta, era infatti ispirato a quello di Mahdi Disi).

Lo scorso anno avevamo conosciuto Asia come “spalla” di Viola (la bravissima Lea Gavino), che con Elia aveva intrapreso una relazione amorosa che dura anche in questa stagione. I riflettori quindi, da qualche ora, sono tutti su di lei, Nicole Rossi, conosciuta dal grande pubblico per aver partecipato a Il Collegio e a Pechino Express, qui al suo primo ruolo da protagonista in una serie tv.

Nicole Rossi: il debutto nei panni di Asia

Partiamo subito da qui: Nicole è perfetta nei panni di Asia. Nelle espressioni, nella gracilità fisica, nella fragilità del suo sguardo, nella voce e nel modo di parlare, nel carisma, nella sfrontatezza e nelle sue paure.

E come lei, sono bravissime, credibili (quasi sempre, salvo alcuni dialoghi un po’ troppo “buonisti”) e spontanee nella recitazione Lea Gavino, Maria Camilla Brandenburg (Rebecca), Benedetta Santibelli (Fiorella) e Cosimo Longo (Jorge), Yothin Clavenzani (Munny), Andrea Palma (Giulio): loro, la seconda generazione di SKAM Italia, al centro di una stagione ammirevole (per lo sforzo) ma ahinoi, decisamente non all’altezza dei primi quattro capitoli.

SKAM Italia: una seconda generazione non all’altezza?

È apprezzabile e coraggiosa la volontà di Ludovico Bessegato di raccontare temi importanti e necessari come i disturbi alimentari, la politica, la violenza di genere, ma alla fine dei 10 episodi visti in anteprima, la sensazione è che tutto venga risolto troppo velocemente, troppo all’acqua di rose, con una leggerezza che a guardar male, cade nella superficialità.

Chi scrive non vorrebbe criticare in nessun modo SKAM Italia, una serie riuscitissima nelle prime stagioni, il miglior teen drama in circolazione fino allo scorso anno, che però forse ha tirato troppo la corda, quasi più per premiare l’affetto incessante dei fan (ieri ha aperto il canale broadcast di Netflix su Instagram dedicato alla stagione e in poche ora ha superato i quattordicimila iscritti) che per altro. Forse. O forse ci si è spinti troppo in là, proponendo una seconda generazione brava, arguta e adorabile, ma ancora non all’altezza però di Martino, Eva & co., nei temi trattati, nella scrittura, nella costruzione dei personaggi.

Perché questi teenager si confermano interessanti e simpatici, in cui la GenZ può rivedersi, ma che al momento risultano appiattiti da un lieto fine che arriva troppo in fretta, che non dà tempo ai traumi di essere risolti, che corre troppo per andare incontro all’empatia dello spettatore. È un po’ un peccato, perché le potenzialità ci sono, ma forse servono archi narrativi più complessi e strutturati ora che siamo abituati molto bene con le storie di Sana, Silvia, Martino e Niccolò e tutti gli altri, che davvero hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo degli appassionati di serie tv e di teen drama.

La loro assenza in questa stagione si sente, è pesante, è l’elefante nella stanza: perché se è vero che la seconda generazione doveva spiccare il volo, magari sarebbe stato meglio lasciare che i “vecchi” protagonisti rimanessero qualche minuto in più a presidiare la scena e a colmare alcuni vuoti che, inevitabilmente, molti spettatori noteranno.